Tempo di bilanci per l’Italia alla scadenza della campagna vaccinale contro il Papilloma Virus (HPV), fissata alla fine del 2012 (salvo proroga al 2015) e di confronto con altri Paesi Europei. ‘Mezzo’ sospiro di sollievo per il nostro Paese che si colloca ai primi posti, ma rischia di non centrare  l’obiettivo di copertura vaccinale fissato dall’Intesa Stato-Regioni al 95%.
A metterlo in evidenza sono i risultati di un’indagine promossa da O.N.Da (Osservatorio Nazionale sulla salute della donna), che ha coinvolto in tre città (Milano, Bari e Roma) 40 donne che negli ultimi cinque anni hanno dovuto affrontare questo percorso terapeuticoAnalizzando le cause del rallentamento della partecipazione, nonostante le tante campagne e attività svolte, l'Associazione invita ad una più efficace sensibilizzazione all’HPV e una maggior chiarezza anche al momento di un Pap Test positivo.
Ogni anno in Italia a 17 mila donne viene, infatti, diagnosticata una lesione precancerosa (le più pericolose si chiamano Cin 2 e Cin 3), campanello d’allarme per lo sviluppo di un carcinoma alla cervice uterina. Una situazione difficile, soprattutto di fronte agli interventi chirurgici cui ci si deve sottoporre, che provoca nella donna vergogna, senso di colpa, timore per gravidanze future e possibili ricadute.
 Finora la vaccinazione anti HPV è stata infatti associata esclusivamente alla possibilità di prevenzione del cancro del collo dell’utero, che rimane l’obiettivo primario della campagna pubblica. Non viene ancora completamente compreso l’ulteriore vantaggio che questo vaccino avrebbe nella prevenzione delle lesioni precancerose, tappa iniziale di un possibile processo di cancerogenesi